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Intervista di Contesteco all'artista Roberta Recanatesi

Dopo il successo del 2025, tornano le interviste di “Wild Roots | Voci in Onda”, il fortunato format di Contesteco che ha dato spazio e visibilità ad artisti e artiste impegnati nei linguaggi dell’arte sostenibile e del riciclo creativo. 
Attraverso questo progetto, desideriamo raccontare esperienze, percorsi e visioni differenti, accomunate da un unico filo conduttore: la capacità dell’arte di trasformare la materia e, allo stesso tempo, lo sguardo sul mondo. In questo primo appuntamento della nuova stagione, incontriamo l’artista Roberta Recanatesi, pittrice e scultrice che ha fatto del riuso e del riciclo il cuore della propria ricerca artistica.

Un breve profilo dell’artista dell’artista Roberta Recanatesi 

Roberta Recanatesi consegue il Diploma di Maturità presso l’Istituto Statale d’Arte e prosegue il suo percorso formativo ottenendo il Diploma di Laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, con la votazione di 110 e lode.
Terminati gli studi, inizia a lavorare come illustratrice e grafica, maturando una solida esperienza nel mondo della comunicazione visiva e della progettazione artistica. Dal 2009 sceglie però di cambiare direzione, abbandonando progressivamente il settore pubblicitario per dedicarsi completamente alla pittura e alla scultura di riciclo, dando vita a opere in cui materia, memoria e trasformazione diventano elementi centrali del linguaggio espressivo.

L’intervista a Roberta Recanatesi

Roberta Recanatesi, pittrice e scultrice che utilizza materiali di riciclo e riuso: che cosa ti ha spinto a creare sculture proprio con questo tipo di materiali?
Nasco come pittrice prima di tutto e, dalla dimensione 2D della pittura, ho sentito l’esigenza, a un certo punto della mia vita, di lavorare con i materiali, quindi di toccarli proprio con le mani e plasmarli. Ho cominciato, con la pittura, ad applicare dei materiali sulla tela e poi, dalla tela, ho voluto estrapolare pezzi di tessuto per creare delle forme tridimensionali.
Da qui le mie prime sculture, inizialmente realizzate con carta di giornale, con cartone di vario tipo e poi anche con lastre radiografiche.

Le tue opere nascono da materiali di recupero: come scegli gli oggetti e che tipo di storia o messaggio vuoi trasmettere attraverso le tue sculture?
La prima volta che ho utilizzato un materiale di riuso, la carta di giornale, è stato perché mio padre, che era giornalista, era uno dei pochi che continuava a comprare giornali cartacei e quindi, a un certo punto, aveva accumulato molti giornali che, invece di buttare, ho recuperato. Da questi ho cominciato a creare forme tridimensionali basate sulla ricerca dell’equilibrio. Mi sono ispirata al stone balancing, una disciplina zen che consiste nell’impilare materiali uno sopra l’altro, lasciandomi guidare da questa pratica nella ricerca dell’equilibrio interiore, come metafora della vita.
Le radiografie invece nascono in un periodo particolare della mia vita: ho avuto modo di recuperare delle radiografie di persone in vita e di riutilizzare questo materiale.
La mia intenzione era quella di trasformarle in forme e sculture, dipingendoci sopra, per trasformare il concetto di sofferenza e dolore in qualcosa di positivo, luminoso, proiettato verso il futuro, capace di dare speranza e ricostruzione. Il riuso di materiali legati alla sofferenza diventa così un modo per restituire luce. Ho quindi creato dei light box luminosi proprio con questo obiettivo: illuminare il dolore e trasformarlo in luce.

Tra le tue esposizioni recenti, qual è stata l’esperienza più significativa e cosa ti piacerebbe comunicare oggi al pubblico che scopre il tuo lavoro sui social?
Nelle opere più recenti ho utilizzato materiali come il nylon, ad esempio calze di nylon, plastica e cannucce di plastica, senza trasformarli eccessivamente, ma mantenendo la loro estetica e offrendo loro una seconda vita.
Questo è ciò che voglio trasmettere alle nuove generazioni e a chi mi segue: imparare a osservare ciò che ci circonda, essere più attenti al tema della sostenibilità, del riuso e del riciclo, perché esistono materiali che non vengono facilmente riciclati, come ad esempio le cannucce di plastica.
Ho realizzato una scultura con cannucce di plastica e con calze di nylon per comunicare che questi materiali non sono facilmente degradabili: un problema grave non solo di oggi, ma che ci accompagnerà per i prossimi decenni. Le nuove generazioni devono affrontare questa sfida attraverso il riciclo, il riuso e la trasformazione. L’arte può trasmettere questo messaggio ai giovani e alle persone di oggi: trasformare ciò che è negativo in bellezza ed energia positiva.

Per seguire Roberta Recanatesi, i contatti sono:

Facebook: Robertarecanatesiarte
Instargram: robertarecanatesisculture e art_robertarecanatesi

Le interviste di “Wild Roots | Voci in onda” sono a cura di:

  • Stefano Bernardini - Founder del Progetto “Fai la Differenza, c’è… alla ricerca della sostenibilità - il Festival”;
  • Simona Zilli - Responsabile dei rapporti e delle relazioni con artisti e artigiani che partecipano al Progetto “Fai la Differenza, c’è… Alla ricerca della Sostenibilità - Il Festival”;
  • Claudia Galuppi - Art Director e Video Editor di Creare e Comunicare Web & Communication Agency.

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