Appassionati d'Arte
Progetto collettivo coordinato da Lorena Benatti e ideato da Arina kichan.
Un insieme di volti femminili emerge da sagome bianche quasi anonime, sospese in uno spazio silenzioso e rarefatto. Alcuni sguardi sono presenti, altri sembrano dissolversi.
Le parole “Sparita”, “isolata”, “sottomessa”, “paura' - sotto una fitta rete metallica -attraversano l’opera come frammenti di un dialogo interrotto, evocando invisibilità, isolamento, paralisi, difficoltà di esprimersi.
Una donna è distesa su un tappeto, in apparenza rilassata e tranquilla. Forse, viene da un incontro amoroso o sta per averne uno, come la sua quasi integrale nudità suggerisce. Ma essa è anche, con una metafora pugilistica, messa “al tappeto”: perché – spiega Lacan – nella donna l’esercizio della sessualità è inscindibile dalla richiesta d’amore; mentre nell’uomo prevale l’urgenza, se non la brutalità, del possesso fisico e del dominio. Sicché, maschio e femmina non stanno alla pari: hanno rapporti di forza diversi – come tra pesi massimi e pesi piuma – per cui l’esito dell’incontro appare scontato in partenza. E, per la donna, perdente, se non addirittura mortale – come purtroppo certifica la drammatica conta quotidiana di violenze, stupri e femminicidi.
La figura accovacciata non è sconfitta, è in attesa. È il simbolo di tutte le "Voci" silenziate che, attraverso l'atto artistico, scelgono di non conformarsi al contenitore che la società ha loro assegnato. Questo lavoro è un processo di una nuova ricomposizione già affrontata in un precedente lavoro: rigenerare il materiale povero significa denunciare le logiche dello scarto applicate all'essere umano. La parità, qui, non è un concetto astratto, ma un'esigenza di liberazione che, attraverso la forza della materia riciclata, urla il diritto di ogni individuo a uscire dal proprio perimetro per tornare a volare.
"Il Rumore del Silenzio" è una tavola a fumetti autoconclusiva in formato A3 dall'intensa impronta drammatica e stilistica, caratterizzata da un'estetica Noir e Gotica che amplifica la tensione emotiva del racconto. Attraverso un forte contrasto in bianco e nero e un tratteggio profondo, l'opera cattura la tragica e improvvisa transizione dalla quotidianità apparentemente ordinaria al trauma della violenza domestica.
Sotto il nylon
la pelle diventa rumore.
Non corpo,
non volto,
solo respiro che appanna la plastica.
Il mondo chiama protezione
mentre lentamente stringe.
Ogni piega è una parola non ascoltata.
Ogni riflesso è una voce rimasta intrappolata.
Questo abito rappresenta il percorso di chi subisce violenza: un cammino doloroso che può trasformarsi in consapevolezza e rinascita.
La parte superiore, caratterizzata da lacerazioni, simboleggia la sofferenza, le ferite visibili e invisibili, la paura e il senso di oppressione.
La parte inferiore, decorata con fiori, rappresenta la speranza, la libertà ritrovata e la possibilità di ricucire la propria vita. I fiori simbolo della rinascita, non cancellano il dolore vissuto, ma testimoniano la capacità di rifiorire.
Dalle ferite può nascere la forza, dalla forza la rinascita.
I materiali utilizzati per la confezione dell'abito sono tessuti e accessori di riuso.
Nel film Persepolis la fumettista e regista Marjane Satrapi rifiuta la visione della donna come vittima passiva del mondo circostante regalandoci uno spaccato sfaccettato di donne forti, emancipate, ironiche e padrone delle proprie idee. E mentre ad est, più precisamente nell'Iran degli anni '70 e gli anni '80, la regista ci mostra il passaggio da una dittatura monarchica (filo-occidentale) a una dittatura teocratica (estremista islamica), vista attraverso gli occhi di una bambina che cresce, lo scopo del nostro progetto fotografico è raccontare la quotidianità silenziosa delle donne di Roma est.
Personaggio teatrale scritto da Simone Ciulli e realmente esistito nella Firenze degli anni 90 di una donna Trans gender che combatte con i pregiudizi di quei tabù.
La Sandrona fa parte di quelle persone che vivono ai margini dello sguardo comune, ma che proprio da quel margine riescono a raccontare verità più profonde. È una figura che attraversa la città con forza e fragilità intrecciate, portando sul corpo e nella voce i segni di una lotta quotidiana per l’identità e il riconoscimento.
Nel disegno, il tratto a carboncino restituisce questa tensione interiore, mentre i colori acrilici intervengono come lampi emotivi, quasi a sottolineare i contrasti tra ciò che è imposto e ciò che è autentico. La Sandrona non è solo un personaggio, ma una presenza viva, simbolo di resistenza e dignità.
Lo sfondo nero e graffiato rappresenta l'oscurità e la violenza, la cronaca dei femminicidi. Da questo buio emerge nella sua tridimensionalità un vero reggiseno: simbolo dell'intimità femminile, ma qui anche delle costrizioni sociali e della donna trattata come un oggetto. Trasformandolo in cemento, ho voluto dare forma al peso della violenza ma decorando a mosaico intendo riscattarne l'identità che si costruisce un frammento alla volta e lanciare un messaggio di riscatto. I fiori bianchi all'interno delle coppe vogliono ricordare la delicatezza, la sacralità e il profondo rispetto dovuti al corpo di ogni donna.
In questa immagine, un paio di scarpe rosse giace a terra, circondato da frammenti di carta lacerata e da una natura che sembra voler inghiottire ciò che resta. È una scena silenziosa, ma carica di un'assenza che pesa più di qualsiasi presenza. Le scarpe, simbolo universale della lotta contro la violenza di genere, non sono qui oggetti da indossare: sono ciò che rimane di un percorso interrotto, di una voce spezzata, di una storia che non ha avuto il tempo di compiersi.
La carta strappata evoca un gesto improvviso, una rottura, un atto di violenza che non vediamo ma che percepiamo in ogni dettaglio. La vegetazione che invade la scena suggerisce la tendenza della società a coprire, assorbire, normalizzare ciò che accade, lasciando che il silenzio prenda il posto dell'indignazione.
L'argomento in questione è molto delicato, in questa breve storia ho voluto evidenziare la ricerca ossessiva di chi ormai ti ha lasciato per sempre. Un uomo che cerca di prevaricare la donna, un aiuto inaspettato risolve una brutta situazione, ma purtroppo non sempre si arriva a una giusta conclusione.
In parte è una memoria privata (perché attinge al mio rapporto con mia nonna) in un gesto artistico e politico collettivo. Attraverso il dialogo tra due generazioni, il testo dà voce a esperienze femminili spesso invisibili, denunciando come le radici della disuguaglianza e della violenza di genere affondino in pratiche sociali che nel tempo si sono normalizzate. La trasformazione del corredo — simbolo storico di appartenenza e subordinazione — in bende scritte, diventa una visione artistica che da oggetto di controllo muta in strumento di denuncia e cura. L’arte emerge come atto di rottura e riscrittura, capace di rendere visibile il legame tra passato e presente e di smascherare le forme contemporanee di possesso e pressione emotiva.
Questa raccolta di disegni celebra il legame profondo tra le donne, gli animali e la cura della vita.
Ogni immagine racconta una storia di protezione, accoglienza e rispetto:
donne che salvano, curano e accompagnano esseri viventi fragili, riconoscendo in ogni animale un valore unico e una dignità propria.
La violenza nasce dal desiderio di dominare, mentre la cura nasce dalla capacità di riconoscere l'altro come un essere libero e degno di amore.
Difendere gli animali, contrastare la violenza contro le donne e proteggere la Terra sono gesti diversi che condividono la stessa radice: il rispetto per la vita.
Le donne rappresentate in questi disegni non sono padrone della natura, ma Custodi. Attraverso la loro forza gentile ci ricordano che un mondo più giusto nasce dalla compassione, dall'empatia e dalla responsabilità verso tutti gli esseri viventi.
Il fumetto parla di una ragazza romana, Emma di Bufalotta.
Questa ragazza dal cuore grande, in un mondo dove le donne sono spregiudicate, dopo non essere riuscita a salvare la vita alla sua amica, uccisa mentre prendeva l'autobus, tenta il concorso di polizia per combattere i casi di femminicidio, ma verrà rifiutata.
Perciò con le sole proprie forze, sottocopertura (con le lenzuola del letto e un cuscino per coprire il volto perché non riesce a permettersi un costume migliore) e la pala rubata al nonno, combatterà per proteggere le donne della propria città, per dare a loro che la abitano una vita tranquilla.