Il nuovo concept per l’edizione 2026, dal titolo “Arte, Voci e Visioni per la Parità di Genere e per una cultura di Contrasto alla Violenza di Genere e ai femminicidi”, non si configura come un semplice tema, ma come una vera e propria presa di posizione e un atto di cura e di rottura rispetto alla “normalizzazione” della violenza, che entra con prepotenza ogni giorno nel quotidiano, senza creare la necessaria indignazione.
Questo concept nasce dal rifiuto del silenzio, dall’urgenza di prendere parola per evidenziare le lacune della società civile sull’argomento.
In un’epoca segnata da una tragica continuità nei casi di violenza di genere e femminicidio, il festival invita con Contesteco, gli artisti e gli appassionati d’Arte e tutti coloro che vogliano esprimersi a interrogarsi sulle radici profonde di questi fenomeni e sulle ragioni per cui, nonostante gli sforzi legislativi degli ultimi anni, questi non accennino a diminuire, radicandosi prepotentemente anche tra le fasce d'età più giovani.
Interrogarsi sul fallimento sociale
A tutti coloro che vorranno partecipare viene richiesto di proporre idee creative che indaghino cosa stiamo sbagliando e cosa non stiamo comprendendo del meccanismo distorto alla base della violenza di genere e dei femminicidi. L'arte deve farsi strumento per rendere visibili le strutture culturali, simboliche e linguistiche che influenzano i rapporti di potere, rifiutando il silenzio e l’indifferenza, stimolando una riflessione critica e collettiva. I linguaggi universali dell’Arte devono / possono farci comprendere meglio i motivi per cui siamo giunti a questo punto e in che modo si debba / si possa recuperare il lento declino a cui stiamo andando incontro.
Il comitato organizzatore di Contesteco 2026 domanda agli Artisti e agli Appassionati d’Arte che vorranno partecipare, di presentare la loro libera interpretazione come risposta a domande come “Perché il fenomeno esiste? Perché, nonostante quello che si è tentato di fare negli ultimi anni, il fenomeno non tende a diminuire ma, contrariamente, si sta radicando sempre più in tutte le fasce di età, comprese le più giovani? Cosa abbiamo sbagliato o stiamo sbagliando? Cosa non stiamo capendo di ciò che c'è realmente alla base questo disequilibrio?
Quali errori commettiamo che non ci consentono di porre la dovuta attenzione alla ricerca delle cause effettive e di arrivare alla risoluzione del problema? Quale deformazione del problema sociale tende a rendere complicata l'efficacia di qualsiasi intervento.
La Deformazione del Problema sociale
Il festival rileva inoltre come, argomenti così pieni di significato, vengano spesso diffusi da media e istituzioni in modo così "omologato" da farne perdere il reale valore. Questa comunicazione “superficiale” trasforma la violenza di genere e il femminicidio in uno spettacolo che alimenta il voyeurismo invece dell'ascolto, creando "tribunali simbolici" che non aiutano le vittime, né la società a progredire.
Questa distorsione è oggi, inoltre, amplificata dai social media, dove l’utilizzo improprio di immagini e parole online e il cyber-odio sono diventati strumenti pervasivi di violenza e controllo. I dati statistici confermano che il sopruso psicologico e digitale è in costante aumento: le parole in rete agiscono spesso come anteprima o completamento della prevaricazione fisica.
L'arte è dunque chiamata a restituire complessità dove la narrazione semplifica, cercando di ritrovare una verità che le parole cronachistiche o del legislatore non riescono più a influire sul racconto e sulla sostanza e che sappia disarmare anche la violenza del linguaggio.
Decostruire per ricostruire
Ogni opera deve diventare un atto di decostruzione dell'immaginario dominante. Poiché il linguaggio crea la realtà, l'arte ha il compito di creare nuove parole, nuove immagini, nuove visioni che rendano le relazioni migliori e che fondino il presupposto della convivenza civile sulla responsabilità collettiva e sul necessario cambiamento culturale che coinvolga in modo trasversale i giovani, gli adulti e tutti coloro che anno il compito di “rappresentare il mondo in cui viviamo”.
Gli artisti sono invitati a esplorare e narrare i cardini di una relazione sana:
- Il Consenso: Inteso come un atto libero, esplicito e revocabile, e non come una semplice assenza di rifiuto
- Il Valore dell'individuo: Rappresentare il corpo non come un territorio da conquistare o un oggetto da consumare, ma come uno spazio di autodeterminazione e storia personificata
- Il Rispetto e l'ascolto: Disinnescare le narrazioni romantiche del possesso e gli stereotipi di genere che normalizzano la subordinazione.
La Ricerca della "Cura"
L'obiettivo finale del contest è generare una dialettica costruttiva per trovare la "cura" a un sistema sociale disequilibrato. Si punta alla creazione di una "cultura della parità" dove il valore dell'individuo e il peso della responsabilità individuale e sociale diventino i pilastri per uno sviluppo autenticamente sostenibile, perché non esiste futuro senza parità, nel riconoscimento e rispetto dell’altro.
Attraverso questo percorso, Contesteco 2026 si propone come uno spazio sicuro in cui l'arte restituisce dignità ai racconti e trasforma la visione in un impegno etico per la sopravvivenza della nostra civiltà, del diritto e della convivenza civile tra persone di diverso sesso, razza, colore della pelle, origine etnica e sociale, abilità, religione, lingua; caratteristiche genetiche, convinzioni personali o opinioni politiche.