Attraverso una ricerca materica raffinata e fortemente evocativa, Enrica Capone dà forma a opere che parlano di fragilità, memoria e speranza. Le sue creazioni trasformano materiali diversi in simboli di un presente segnato da ferite profonde, invitando lo spettatore a riflettere sulla violenza, sulla resilienza e sulla possibilità di guardare oltre le macerie verso un futuro ancora da immaginare.
Quel che resta di un volo
tecnica mista gesso di Bologna, polveri di vetro, piuma
30 x 30 cm,
Piccoli voli
tecnica mista e piume
40 x 40 cm
Queste due sono legate al tema della violenza (in modo indiretto).
Le piume rappresentano la fragilità di vite spezzate o ferite da ricomporre nell’assimilare la figura femminile ad un volo spezzato.
Il Sole sorgerà ancora?
Tecnica mista (piombo, polveri e sabbie)
100 x 80 cm.
E’ legata al periodo buio che viviamo, un tempo di guerra e macerie, dove la domanda è “Il Sole risorgerà ancora?”
Breve curriculum
Enrica Capone, nata a Salerno, vive e lavora a Roma. Architetto, inizia l’attività negli anni ’70. La sua ricerca si evolve verso la sperimentazione delle possibilità espressive della materia: impasti di sabbie di quarzo, di deserti, di vetro, lamine di piombo e di rame, fili orditi nella tela. Un mondo plastico-pittorico che spazia dal figurativo all’informale e rivisita il mito e antiche tecniche. Presente alla 54° Biennale di Venezia, ha esposto in Italia, Londra, Malta, Verdelais (Bordeaux), Philadelphia, Parigi. Vincitrice del XV Premio Internazionale Massenzio Arte, della IV edizione-sez.scultura- del concorso internazionale d’Arte a tema “ Il Giocattolo”, di Onyricon e di L’Alibi della Pittura – Istituzione Palazzo Rospigliosi. Il suo progetto ACCAREZZANDO L’INVISIBILE per i non vedenti è stato sperimentato in Liguria e a Roma.