Nell’ambito della mostra di opere fuori concorso di Contesteco Exhibition, in esposizione al Centro Commerciale Euroma2 fino al 10 settembre 2025, troviamo anche una “personale” intensa e poetica di Enrica Capone, artista che da sempre intreccia tecnica, memoria e materia. L’abbiamo intervistata per il format “Wild Roots - Voci in onda”, lo spazio di Contesteco creato da “Fai la differenza… Alla ricerca della Sostenibilità - Il Festival”, dedicato all’incontro con gli artisti e le loro visioni, in cui la voce diventa strumento per raccontare l’anima delle opere esposte.
Le materie parlano, basta saperle ascoltare: intervista a Enrica Caponi per Contesteco Exhibition
Nata a Salerno nel 1946, Enrica Capone vive da oltre cinquant’anni a Roma, nel quartiere San Paolo, a pochi passi dalla Basilica. Fin da piccola ha trovato nel disegno rifugio, cura e scoperta. Dopo gli studi in architettura, ha ampliato il suo linguaggio artistico, affiancando ai mezzi tradizionali - tempera, olio, acquerello - un approccio sperimentale che valorizza le materie nella loro essenza originaria. Lamine di piombo, polveri di vetro, sabbie, fili e tessuti diventano, nelle sue mani, racconto e rivelazione. Ecco cosa ci ha raccontato nel corso dell’intervista.
Come può essere fruita la tua arte?
Ci sono due modi fondamentali. Il primo è guardare: osservare i miei quadri. Io sono una pittrice, e quindi lavoro su una superficie bidimensionale, anche se le materie spesso sfiorano la tridimensionalità, perché hanno una loro corposità. Ma c’è un aspetto più profondo: come diceva Troisi nel film Il Postino, “la poesia appartiene a chi la legge”. Bene, io penso che un quadro appartenga a chi lo guarda.
In che senso?
Nel senso che, se osservi un’opera e ti piace, indipendentemente dal suo valore artistico oggettivo, è perché genera un’eco dentro di te. E quell’eco è tua: sono i tuoi ricordi, le tue emozioni. Quindi quell’opera ti appartiene, perché nei tuoi occhi la rigeneri, la ricrei, la fondi con ciò che sei.
E da chi non vede?
È una domanda che mi sta molto a cuore. Da tanti anni mi colpisce il fatto che quasi tutte le ricerche rivolte ai non vedenti siano mirate solo a fargli superare l’handicap. Ma per me il punto non è “superare”, quanto entrare in contatto.
Gli occhi sono un dono, certo, ma anche una fonte continua di distrazione. Pensiamo al modo di dire “buttare l’occhio” o “dare uno sguardo”. Ma il vero contatto con la materia, con le cose, spesso avviene chiudendo gli occhi. Quando voglio sentire profondamente qualcosa, chiudo istintivamente gli occhi. È allora che la mia interiorità - emozioni, sensazioni, memorie - si attiva davvero.
Hai realizzato progetti specifici su questo tema?
Sì, ho ideato un progetto che si chiama Accarezzando l’invisibile. L’ho portato in Liguria e anche qui a Roma, al Sant’Alessio. L’idea è semplice e potente: anche chi non vede può fruire dell’arte attraverso il tatto. Ma non finisce lì. Dopo aver toccato, accarezzato, bisogna raccontare cosa si è percepito. Perché la parola è ciò che ci rende esseri umani. Raccontare le proprie emozioni è difficile, è un atto profondo. Spesso, nel farlo, la voce si rompe. Ma quando ci si riesce, è pura magia.
Se vuoi ammirare dal vivo le opere di Enrica Capone, visita la mostra di “personali/collettive” di Contesteco Exhibition. L’esposizione si trova presso il Centro Commerciale Euroma2 a Roma - in viale Cristoforo Colombo, 83 (angolo viale dell’Oceano Pacifico) - al piano 1, e sarà visitabile anche ad agosto (e fino al 10 settembre) tutti i gironi dalle ore 10:00 alle ore 22:00. Lasciati coinvolgere dalla voce delle materie, dalle emozioni silenziose che si attivano nello sguardo… o nel tocco.
Puoi conoscere meglio l’artista e il suo lavoro sul sito web www.enricacapone.it, e sulle sue pagine social Facebook, Instagram e YouTube. E’ possibile contattarla all’email
A seguire l'intervista ad Enrica Capone.
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