L’opera propone una spazio fisico, scenico, rappresentato da un periatto, ovvero un prisma triangolare aperto in alto e su uno dei suoi spigoli verticali, per permettere il gioco di riflessi di luce sulle pareti interne rivestite da materiale riflettente. Le pareti esterne sono nere e presentano ognuna dei diaframmi semi opachi, due circolari ed uno quadrato, da cui filtra in parte la luce.
L’idea del futuro, che è inconoscibile, ha suggerito il concetto di “nulla”, considerato in diverse accezioni.
Il nulla inteso come spazio vuoto e dunque potenzialmente completo, come il nulla generativo della fisica teorica, come il colore predominante dell’opera, ovvero il nero, somma di tutti i colori.
Il nulla come svuotamento che permetta la rinascita, la rigenerazione come contemplato dalla filosofia zen ed il vuoto come annullamento dei pregiudizi, da cui poter derivare pace e giustizia.
La parola “nulla” è presente con tre codici, il braille, il morse ed il binario, i quali usano gli elementi geometrici del cerchio e del quadrato, gli stessi dei tre diaframmi di questo spazio vuoto, che vuol essere accogliente ed armonico.
Ringrazio Fabiola Faidiga per il contributo alla scelta del titolo e Francesca Noceti per il fruttuoso confronto che ha prodotto la sintesi concettuale dell’opera.
Dimensioni:
cm 34 x 34, altezza cm 40
Tecnica:
taglio e costruzione con carta, carton plume, fogli plastica riflettente, colla, legno.
Breve curriculum
Si occupa di lavorazioni artistiche ed artigianali come scenografa, attrezzista teatrale ed artista visiva. Nata a Taranto nel 1962, ha vissuto a lungo a Roma ed a Trieste per stabilirsi poi nelle Marche, vicino Pesaro, ormai da più di trent’anni.
Si è formata come scenografa all’Accademia di Belle Arti di Urbino.
Collabora nella progettazione e realizzazione di allestimenti teatrali e varie altre lavorazioni su commissione.
Per il suo lavoro artistico usa spesso carta e cartone oppure oggetti di scarto e di recupero, per sculture, diorami, collage, pupazzi e marionette. Ama il teatro di figura ed il teatro d’ombra, è in particolar modo affascinata dalla fiaba. Da sempre rappresenta per lei una sfida avvincente sperimentare l’uso di nuovi materiali, elaborare soluzioni di realizzazione, risolvere problemi di costruzione nei lavori artigianali, artistici, a cui si dedica.