Due sedie si fronteggiano in un silenzioso confronto: una è bianca, l'altra nera, poste a formare un angolo retto, dove la testa della gamba di quella di destra, si accosta a quella di sinistra. Al posto della seduta, ciascuna sedia accoglie un specchio perfettamente riflettente, lucido come acqua immobile.
Chi si avvicina per sedersi si trova di fronte a un gesto impossibile: lo specchio rifiuta la funzione della sedia e restituisce invece l'immagine del corpo, del volto, dell'identità. L'oggetto del riposo diventa superficie di riflessione, non solo ottica ma interiore.
Il bianco e il nero non rappresentano semplicemente opposti, ma polarità complementari: luce e ombra, presenza e assenza, verità e illusione.
Gli specchi come sedute negano l'azione del sedersi, obbligando lo spettatore a una posizione attiva: guardarsi.
L’installazione invita alla riflessione su dualità e identità: chi siamo quando ci osserviamo dall’alto, senza la mediazione del nostro sguardo abituale? La posizione obbliga a un atto di introspezione, trasformando il semplice gesto di specchiarsi in un’esperienza di autoanalisi e scoperta, se pensiamo al futuro, da quale punto di vista lo guardiamo? Se scegliamo di guardarlo dall’alto verso il basso, ecco cosa accade, questo è quello che vediamo, in alternativa possiamo scegliere di non guardare e di volgere lo sguardo altrove o magari verso l’alto, a noi la scelta.
Le due sedie si specchiano idealmente a vicenda, suggerendo un dialogo silenzioso tra opposti, tra il sé e l'altro, tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde.
Le due sedie, recuperate dai rifiuti e trasformate in un’installazione concettuale, rappresentano l’apertura verso un futuro di pace, giustizia, rigenerazione e sostenibilità. Il bianco e il nero non sono in opposizione, ma dialogano in armonia, uniti dagli specchi, perfettamente riflettenti che simboleggiano la chiarezza, la verità e la possibilità di guardarsi da un'altra prospettiva. L’atto del recupero diventa gesto politico e poetico: trasformare ciò che è scartato in oggetto di riflessione, in simbolo di un mondo possibile dove nulla è sprecato, tutto può essere rigenerato. Queste sedie non sono solo oggetti, ma porte aperte verso un domani più consapevole.
Dimensioni:
L 120 x P 70 x H 85 cm
Tecnica:
Legno, specchio, colori acrilici
Breve curriculum
È lo sguardo dell’arte che dona agli oggetti una valenza che oltrepassa il loro semplice utilizzo.
Dallo stencil allo spray, dall’acrilico all’olio, nelle opere di Azzena, supporti e strumenti di lavoro si uniscono. Passa al collage e poi al décollage. Nel 2009 la sua attenzione si sofferma sull’arte classica: “Ho voluto riproporre in chiave contemporanea quelle opere che secondo me ci hanno lasciato tutto" e non si ferma solo ad opere bidimensionali, va oltre e crea delle installazioni con materiali di recupero ai quali conferisce un suo personale valore espressivo, definendole visioni concettuali.