Prosegue il nostro viaggio nella creatività al servizio della sostenibilità. Con il format "Wild Roots - Voci in onda" incontriamo artisti, curatori, designer e innovatori culturali che fanno della rigenerazione - della materia, del pensiero e delle relazioni - un impegno concreto. Oggi parliamo con Silvia Filippi, storica dell’arte e curatrice di progetti che spaziano dal recupero dei materiali fino ad arrivare all’arte sociale, intesa come arte che produce dei cambiamenti anche nella vita delle persone.
Nuovo appuntamento con il format Wild Roots: intervista a Silvia Filippi
Il percorso di Silvia Filippi intreccia da anni linguaggi espressivi diversi, abbracciando il teatro, la disabilità, la marginalità, riconoscendo nel “trasfert creativo” una via per ricomporre legami e aprire nuove possibilità di lettura della realtà. Da circa sei anni collabora con RiArtEco, progetto artistico e sociale che celebra lo scarto come risorsa, non solo materiale ma soprattutto esistenziale. Di seguito l’intervista.
Che cos’è RiArtEco?
RiArtEco è un’associazione nata nel 2005. Il nome deriva da un acronimo che fonde i concetti di “artistico” ed “ecologico”. Da vent’anni operiamo nel mondo del riuso creativo dei materiali, e quest’anno siamo divenuti anche Accademia di Ecologia ed Arte. La nostra pratica non si limita a dare nuova vita alla materia, ma si estende all’inclusione sociale, alla cultura del rispetto e della diversità.
Qual è il vostro concetto di sostenibilità?
Per noi la prima domanda è: è sostenibile economicamente? Da questa domanda nasce una riflessione più ampia. La sostenibilità che ci interessa è quella delle relazioni umane. Vogliamo ripartire dall’incontro con l’altro, dal dialogo autentico. Crediamo che una società sostenibile debba fondarsi sul rispetto reciproco e sulla costruzione di legami significativi.
Secondo la vostra visione, è più corretto parlare di sviluppo o di progresso?
Preferiamo il termine progresso. “Sviluppo” ci sembra legato a logiche produttive, quantitative, mentre “progresso” richiama una crescita umana, condivisa. Progredire significa avanzare insieme, anche nello spazio virtuale, incontrandosi e influenzandosi reciprocamente. Solo così, secondo noi, si produce un reale cambiamento.
Cosa intendi per rifiuto?
Il termine “rifiuto” viene dal verbo “rifiutare”. Non pensiamo solo all’immondizia materiale, ma a ciò che la società tende a emarginare: le diversità, le fragilità, le disabilità. Viviamo in un mondo iperconnesso che rischia però di isolarci. Il vero rifiuto è l’altro da me, ciò che non riconosco come parte di me. Eppure, proprio la relazione con l’altro mi completa e mi arricchisce. Rigenerare la materia significa anche rigenerare le relazioni e valorizzare le differenze, perché solo così possiamo considerarci davvero umani.
Se vuoi seguire il lavoro di Silvia Filippi puoi farlo visitando il sito di RiartEco o sui canali social Facebook e Instagram. Puoi contattarla su
Contesteco 2025: l’arte che rigenera il presente
Il messaggio di Silvia Filippi trova piena risonanza nello spirito di Contesteco 2025, il contest d’arte e design sostenibile + eco del web, che quest’anno propone il concept: “Porte Aperte al Futuro: Pace, Giustizia, RiGenerazione e Sostenibilità”. Non resta che darti fin d’ora l’appuntamento con l’Eco Festa del Festival del 12 e 13 luglio presso il Centro Commerciale Euroma2, dove verrà inaugurata l’esposizione delle opere finaliste del contest. Se vorrai, potrai far parte della Giuria Popolare e votare la tua opera preferita della sezione appassionati d’arte.
Se vuoi puoi continuare a seguire Contesteco anche sui canali social Facebook, Instagram, YouTube e sul canale d’informazione online Cronaca Diretta.