Gli appuntamenti di "Wild Roots | Voci in Onda", il format di Contesteco dedicato a chi esplora i linguaggi dell'arte sostenibile, della creatività e della ricerca visiva, continuano con entusiasmo e nuovi incontri. Il protagonista di questa news è Mauro Pispoli, artista, visual designer e art director, che da oltre quarant'anni trasforma carta, cartone e materiali di recupero in opere capaci di raccontare storie, evocare emozioni e stimolare nuove riflessioni.
Il percorso artistico di Mauro Pispoli, nato come gesto di provocazione in un'epoca in cui il riciclo era tutt'altro che una pratica diffusa, continua oggi a dimostrare come lo scarto possa diventare memoria, cultura e linguaggio espressivo. In questa intervista Mauro ci accompagna nel suo universo creativo, dove arte, musica, comunicazione e sostenibilità si intrecciano per offrire uno sguardo autentico sul valore della creatività e sul potere delle immagini di generare domande e consapevolezza.
L’arte del riciclo secondo Mauro Pispoli: quando lo scarto diventa opera d’arte
Artista, visual designer e art director, Mauro Pispoli nasce a Firenze nel 1956 e si forma all'Istituto d'Arte di Porta Romana, specializzandosi in grafica pubblicitaria e fotografia. Dopo una lunga esperienza come art director tra Firenze e Milano, sviluppa un percorso artistico personale in cui la comunicazione visiva incontra la Pop Art, la musica e la poesia.
Da oltre quarant'anni realizza opere utilizzando prevalentemente carta e cartone di recupero, trasformandoli in linguaggi espressivi capaci di raccontare storie, emozioni e memoria. La sostenibilità non rappresenta per lui una tendenza, ma una scelta artistica maturata quando il riciclo era ancora una provocazione culturale.
Nel progetto che presenta a Contesteco Exhibition, dedicato al tema della parità di genere, immagina una serie di copertine di vinili in cui i volti femminili diventano protagonisti di un racconto visivo ispirato alla musica. Ogni opera celebra l'identità, la forza e la sensibilità delle donne, valorizzandone il ruolo nella cultura e nell'arte contemporanea.
Vincitore di Contesteco e da anni protagonista delle sue esposizioni, Mauro Pispoli continua a collaborare con enti, musei e istituzioni culturali, portando avanti una ricerca artistica che unisce creatività, comunicazione e sostenibilità. A seguire l’intervista.
L’intervista a Mauro Pispoli
Mauro, tu nasci come visual designer e comunichi da sempre attraverso le immagini. Quando un'immagine smette di essere comunicazione e diventa arte?
Penso che un'immagine, se realizzata da chi sa fare questo mestiere, sia già arte. Se prendiamo, per esempio, alcune immagini iconiche di Armando Testa, grande pubblicitario, ci rendiamo conto che oggi sono già entrate nei musei. La pubblicità del Punt e Mes, il famoso vermut italiano, è un'opera d'arte, un manifesto davvero straordinario. Lo stesso vale per molte fotografie di Oliviero Toscani: anche quelle sono entrate nei musei.
Se una persona sa fare bene questo lavoro, penso che anche un'immagine pubblicitaria possa essere considerata un'opera d'arte. Ricordo, quando ero ragazzo, la campagna dei jeans Jesus realizzata da Emanuele Pirella: è entrata nella storia. È chiaro che, se oggi lo chiedi a un ventenne, probabilmente non sa nemmeno di cosa stiamo parlando, ma io credo che, se realizzata da un bravo creativo, un'immagine pubblicitaria possa essere considerata arte.
Una volta la pubblicità si faceva a mano e forse c'era ancora di più quella sensazione di sentirsi artista. Ma questo non significa che chi oggi crea con il computer o realizza una fotografia pubblicitaria produca un'arte inferiore rispetto a quella di inizio o metà Novecento. Siamo nel 2026, voglio dire.
Parliamo del valore dello scarto. Nelle tue opere materiali destinati a essere dimenticati trovano una nuova identità. Pensi che il vero riciclo riguardi più i materiali o il nostro modo di guardare le cose?
Innanzitutto voglio fare una premessa. Vorrei dedicare questa intervista a un artista che si chiamava Fausto Delle Chiaie, scomparso domenica. Era un artista romano, aveva 82 anni e, per me, è stato il vero maestro dell'arte del riciclo. Quello che sto dicendo lo dedico a lui, anche se l'ho incontrato personalmente una sola volta.
Fare arte del riciclo oggi è molto semplice: lo fanno in tanti, è diventato quasi una moda. Quando ho iniziato io, alla fine degli anni Settanta, era molto più complesso. Nel pieno del consumismo, pensare di riciclare rappresentava una forte provocazione. Io non ho mai riciclato la plastica, come fanno molti, ma soltanto carta e cartone, materiali legati al mio lavoro. Dietro ai miei lavori, se si potessero staccare, c'è sempre qualcos'altro: un foglio per fotocopie con una fotocopia sbagliata.
Pensare a una cosa del genere negli anni Ottanta era quasi una follia. Oggi, invece, è diventato uno standard e lo fanno un po' tutti. È vero, oggi mi chiamano maestro perché ormai sono tanti anni che porto avanti questo percorso. Penso che un artista che si occupa di riciclo sia qualcuno che riesce a fare arte con materiali che un tempo venivano buttati e che oggi vengono recuperati.
Però mi viene anche una domanda: tutta quest'arte del riciclo dove la mettiamo? E poi, a sua volta, diventa arte da riciclare?
Credo che molta dell'arte del riciclo finisca per essere riciclata anch'essa. Ormai trovi una bottiglietta per terra e c'è chi ci fa un pesciolino, chi una scultura: è diventata una moda. Non so nemmeno se tanti colleghi lo facciano perché ci credono davvero o semplicemente perché è diventato di moda. Ricordo quando mi infilavo nei cassonetti di Firenze per cercare materiali. All'epoca non esisteva la raccolta differenziata, si buttava tutto nello stesso contenitore. A volte trovavo perfino dei libri e mia moglie, qualche volta, mi teneva per i piedi mentre cercavo. Quelle sì che erano esperienze autentiche di riciclo.
Hai portato per Contesteco Exhibition figure femminili. Tu lavori molto su questo soggetto?
Sì, ci lavoro molto. Attualmente sto lavorando soprattutto sulla musica, perché la amo. Realizzo composizioni partendo dalle copertine dei vinili, ispirandomi a canzoni che non sempre coincidono con il titolo dell'LP: a volte prendo il titolo di un singolo e lo trasformo in una copertina di un disco da 31,5 x 31,5 centimetri.
Spesso si tratta di canzoni interpretate da cantanti donne, ma non do necessariamente priorità al loro volto. Mi piace che quei volti si fondano con altri. Le opere che ho portato in mostra hanno tutte un unico filo conduttore. C'è, ad esempio, un'opera dedicata a Il nastro rosa, la celebre canzone di Lucio Battisti. Nell'opera il volto di Mina si fonde con quello di Battisti e questo nastro rosa collega idealmente tutti i volti femminili che ho realizzato.
Oggi il nastro rosa è anche il simbolo della lotta contro il tumore al seno, ma in questo caso non c'entra nulla. Le donne che vedete in mostra sono il risultato di una sequenza di canzoni, quasi tutte molto famose, che mi hanno ispirato, che sento mie e che reinterpreto attraverso la mia cultura artistica.
Il tema di Contesteco quest'anno parla di parità di genere e contrasto alla violenza. Secondo te l'arte può davvero cambiare lo sguardo delle persone o il suo compito è soprattutto quello di porre domande?
L'arte può cambiare tante cose e ha la forza di generare domande in chi la osserva. Il problema è capire se le persone si fermano davvero a guardare e ad ascoltare ciò che l'arte vuole comunicare. Spero che le nuove generazioni non siano come quella di mezzo, quella che ripeteva: "Con l'arte non si mangia, con la cultura non si mangia".
Quando creo cerco sempre di dire qualcosa. Naturalmente è un messaggio personale e non tutti devono condividerlo, ma il mio obiettivo è sempre quello di far riflettere.
Per esempio, sono stato invitato a una mostra dedicata alle "ferrovie fantastiche", alla quale parteciperemo in tre artisti. Ho accettato, ma non ho realizzato qualcosa di fantastico nel senso tradizionale del tema.
Ho lavorato su sette interpretazioni della canzone La locomotiva di Francesco Guccini, perché quella canzone ha una storia straordinaria. Ho trasferito quella storia nei miei quadri: racconta la vicenda di un anarchico e credo che possa far riflettere di più, aiutando a comprendere il significato profondo di quella canzone, piuttosto che limitarsi a rappresentare semplicemente delle "ferrovie fantastiche". Naturalmente questo è il mio modo di vedere le cose, diverso da quello degli altri artisti.
Se un visitatore dovesse fermarsi davanti a una tua opera per un minuto soltanto, con quale domanda vorresti che se ne andasse?
Ti rispondo con due parole: "La compro!"
Per seguire Mauro Pispoli e le sue attività, i contatti ufficiali sono:
Sito web: https://www.mauropispoli.com
Instagram (pispolimauro): https://www.instagram.com/pispolimauro/
Facebook (mauro.pispoli.7): https://www.facebook.com/mauro.pispoli.7/
Le interviste di “Wild Roots | Voci in onda” sono a cura di:
- Stefano Bernardini - Founder del Progetto “Fai la Differenza, c’è… Alla ricerca della Sostenibilità - il Festival”;
- Simona Zilli - Responsabile dei rapporti e delle relazioni con artisti e artigiani che partecipano al Progetto “Fai la Differenza, c’è… Alla ricerca della Sostenibilità - il Festival”;
- Claudia Galuppi - Art Director e Video Editor di Creare e Comunicare Web & Communication Agency.
A seguire, il video dell'intervista.