In Cor Omnia Vincit, la materia si fa carne e il trauma si trasforma in preghiera, dando vita a un’esplorazione viscerale dove ogni strato racconta una storia di resistenza. Su una tavola di legno marino — nobile, incorruttibile e custode di antiche memorie — si distende una stratificazione di rossi e rosa fusi, una polifonia cromatica che evoca la profondità di un’identità violata. Sopra questo abisso doloroso si adagia una sottoveste bianca, una trama diafana e fragile che rappresenta lo spazio sacro del sé, quella intimità che dovrebbe restare inviolabile.
In questo scenario, la plastica fusa riciclata smette di essere un rifiuto abbandonato per farsi grido civile: simbolo di un’epoca tossica che avvelena l’ecosistema e le relazioni umane, essa diventa metafora della degradazione culturale che alimenta l’abuso.
Ma nel gesto artistico avviene la catarsi: recuperando e trasformando il materiale plastico, la materia artificiale si trasmuta in una membrana interattiva che riacquista dignità. Il legno, con la sua densità profonda, funge da cassa di risonanza naturale: se sollecitata, l’opera sprigiona un suono cupo, una percussione che ricalca il battito cardiaco. È il "Cor" che pulsa sotto la superficie, una voce ritmica che rompe il silenzio e rivendica, con orgoglio, il diritto all'esistenza.
L’esperienza sensoriale è suggellata dall'anima equilibrante dell’olio essenziale di lavanda. Il suo profumo agisce come un balsamo antico sulle ferite, contrastando la tossicità della plastica e della violenza con una visione di speranza e purificazione. Il cuore concettuale dell'opera risiede in uno spallino, che si modella nel simbolo universale della lotta contro la violenza sulle donne: qui l’indumento smette di essere segno di fragilità per farsi struttura portante del Consenso. In questa trama che unisce la forza del legno alla metamorfosi della plastica riciclata, l’arte non si limita a denunciare l’oscurità, ma costruisce una visione di civiltà fondata sulla Responsabilità e sul rispetto profondo dell'essere umano e dell'ambiente.
Dimensioni:
50 x 50 x 4 cm, Bidimensionale Kg. 1,5
Tecnica:
mista multisensoriale (Plastica fusa, olio essenziale di lavanda e stratificazione cromatica su tavola) - Tavola in legno marino scelta per le sue proprietà di resilienza e come cassa armonica naturale.
Breve curriculum
Le opere di Carla Sello sono paesaggi stratificati che infondono nuova vita ai polimeri plastici di scarto, trasformandoli in scenari sensoriali a difesa della Terra. La sua ricerca affonda le radici in un'etica del riuso ereditata dalla memoria familiare e dall'esperienza del terremoto in Friuli, dove ha appreso il valore della parsimonia e della solidarietà. Originaria di Udine, ha una solida formazione in grafica editoriale maturata tra Firenze e Roma, collaborando con realtà come De Agostini e Fiat, Pigna. Ha insegnato presso la Private University of Science and Art ad Aleppo, in Siria, oggi è docente di Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Lecce.
Il suo percorso artistico vanta tappe internazionali prestigiose, tra cui la Biennale di Venezia, (Palazzo Albrizzi Capello) mostre a Vienna, Cina e Stati Uniti, Messico, oltre a ricerche artistiche e mostre in India.
È stata insignita di numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio del Presidente per la Scultura a Firenze e il titolo di Portatore del Sacro Fuoco dell'Arte nel 2026 Novoli (LE). E'componente del Collettivo Letterario Artistico ScriptorArt San Nicola (LE).