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Recanatesi Roberta

L'opera si ispira direttamente al racconto di Ovidio (43 a.C. - 18 d.C.) tratto dalle Metamorfosi, ponendo al centro della narrazione visiva la figura di Dafne: la splendida ninfa della mitologia greca, figlia della divinità fluviale Peneo e della Madre Terra, Gea. Inseguita dal dio Apollo ossessionato da un amore non corrisposto (a causa di una vendetta di Eros che lo colpì con una freccia d'oro), la fanciulla, trafitta invece da un dardo di misero piombo, rifiutò l’amore del Dio e pregò il padre Peneo di farle cambiare sembianze pur di salvare la propria libertà, trasformandosi in albero d'alloro. Simbolo universale della donna che subisce la caccia e la violenza, Dafne fu storicamente costretta a fossilizzarsi, a farsi albero e corteccia pur di sottrarsi al proprio carnefice. In questa scultura, tuttavia, la metamorfosi non è più una fuga disperata verso l'immobilità e il silenzio, ma l'inizio di un consapevole percorso di riscatto, l'istante sacro in cui l'involucro del dolore si spacca per farsi rinascita.

​Il cuore pulsante della scultura risiede nel dualismo profondo espresso dal legame visivo tra la radice e l'ala:
​La Radice: È la fitta e tormentata trama di rami secchi recuperati che stringe e avvolge il busto. Richiama il mito antico dei piedi bloccati al suolo e simboleggia graficamente la gabbia invisibile dell'isolamento, i legami tossici e il peso del trauma che tenta di trattenere la donna a terra, riducendola a puro involucro inanimato. Eppure, tra l'aridità di questi stessi rami intrecciati, iniziano timidamente a sbocciare dei fiori: è il segno tangibile che la vita sta già vincendo sulla pietra e sulla morte, la testimonianza che anche dal legno più arido e ferito può rifiorire la bellezza.
​L'Ala: È il trionfo assoluto della libertà che spezza la prigione. Dai solchi della materia scabra emergono, vividi e delicati, i simboli della vita che si riappropria dei suoi spazi. Farfalle dalle ali vibranti di sfumature rosate e aranciate si posano sulla schiena e sul capo ela figura, pronte a spiccare il volo verso una totale liberazione. Accanto al volto, un uccello veglia in silenzio: è il simbolo di una voce ritrovata, di un pensiero libero che torna a spiegarsi e a proteggere la sacralità ritrovata del corpo.
​Dafne non fugge più, non si nasconde più nella natura per salvarsi: ora domina la materia, la abita e la fa fiorire. Il corpo femminile si presenta allo spettatore come un guscio scarno e ruvido che, evocando le mutilazioni della statuaria antica, svela una profonda scelta etica: l'impiego di materiali di recupero e rami di scarto. Questa poetica del riuso si fa metafora del trauma e dell'oggettivazione della violenza di genere; tuttavia, proprio come la materia viene rigenerata dall'artista trovando una nuova nobile vita, la ferita subita dalla donna si risana e si trasforma in bellezza. Attraverso il dialogo tra la memoria della ferita (la radice impreziosita dai fiori) e la spinta verso l'assoluto (l'ala), l'opera celebra il trionfo fiero, intatto e universale della rinascita femminile, dimostrando come l'arte del riciclo possa farsi veicolo di un profondo e condiviso riscatto umano e sociale.

Dimensioni:
93 x 50 x 40 cm

Tecnica:
Creata con materiali di riuso, tra cui un manichino espositivo femminile di plastica dura, rami e foglie di plastica, un uccello di plastica, dipinte con gesso e colori acrilici.

Breve curriculum

Roberta Recanatesi consegue il Diploma di Maturità presso l'Istituto Statale d’Arte e dopo il Diploma di Laurea in Pittura, presso l'Accademia di Belle Arti di Roma con la votazione di 110 e lode. Terminati gli studi, lavora come illustratrice e grafica e dal 2009 abbandona il mondo della pubblicità per dedicarsi alla pittura e alla scultura di riciclo. Tra le sue esposizioni più importanti di scultura: Riscarti XI Edizione 2024 e 2025 presso La Vaccheria di Roma e Contesteco 2024 e 2025.

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