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"Hanno provato a seppellirci,
ma non sapevano
che eravamo semi."
Dinos Christianopoulos

Quest'opera nasce dall'incontro tra fotografia, poesia e riflessione civile. Attraverso immagini evocative, simboliche e profondamente emotive, il video accompagna lo spettatore lungo un percorso che attraversa le molteplici stagioni di una relazione umana: l'incanto dell'amore, l'abbandono fiducioso, la disillusione, la sofferenza e infine la tragedia della perdita. Le fotografie non raccontano una singola storia, ma danno voce a molte storie. Sono frammenti di esperienze individuali che diventano esperienza collettiva, immagini capaci di evocare sentimenti universali e interrogativi che riguardano l'intera società. La prima poesia introduce il momento dell'innamoramento, quando ciò che appare come rifugio e protezione può lentamente trasformarsi in vincolo invisibile:

"...poi fu l'incantesimo, e la prigione fiorì.
Intrecci di rami, edere e glicini
circondarono il cuore, e io li curai,
diedi loro acqua e sole.
Si avvilupparono all'anima
dapprima sfiorandola,
poi chiedendola in pegno della loro bellezza."
Patrizia Genovesi da “Danzando a Babele”

L'immagine della natura che cresce e si intreccia diventa metafora di un legame che nasce dalla bellezza e dall'affidamento reciproco, ma che può progressivamente trasformarsi in dipendenza, possesso e privazione della libertà.
La seconda poesia accompagna invece il tempo della consapevolezza, della distanza e del dolore:

"A labbra tese ed occhi socchiusi
contar silenzi e lesinare il tempo.
E non v'è corda che vibri così a lungo
per alleviare questo dolore sordo.
E così, come sono vivi i sogni
quel fuoco acceso ha illuminato notti,
ma era il mio cuore
a riscaldar la legna
di un caminetto antico,
come ora antico è il mondo."
Patrizia Genovesi da “Danzando a Babele”

Qui la memoria dell'amore si intreccia alla coscienza della sua fragilità. I sogni continuano a vivere, ma il loro calore rivela il prezzo pagato da chi ha alimentato da sola una fiamma destinata a consumarsi. Tra questi due poli emotivi si sviluppa il filo narrativo dell'opera: dalla luce iniziale all'ombra, dalla promessa alla ferita, dall'incontro alla perdita. Un percorso che non vuole soltanto raccontare il dolore delle vittime, ma anche interrogare i meccanismi culturali che rendono possibile la violenza. La violenza di genere non riguarda soltanto le donne che la subiscono. Interroga l'identità maschile, i modelli culturali, le relazioni affettive e il modo stesso in cui una società concepisce il potere, il rispetto e la libertà. Attraverso la forza evocativa delle immagini e la profondità della parola poetica, questa opera vuole contribuire alla costruzione di una cultura della parità, del riconoscimento reciproco e della prevenzione della violenza. Un invito a guardare, ascoltare e comprendere, affinché ogni storia spezzata possa trasformarsi in consapevolezza, memoria e cambiamento. Perché i semi, anche quando vengono sepolti, continuano a custodire la possibilità della vita.

Breve curriculum

Patrizia Genovesi, artista poliedrica, unisce nella sua opera arte, scienza e tecnologia. Regista, fotografa e video-artista, fonde linguaggi visivi e musicali in progetti multimediali dal forte impatto concettuale. Ha ritratto premi Nobel, esposto internazionalmente e collabora con istituzioni scientifiche e culturali. L'Open Studio Gallery, suo spazio creativo a Roma, è luogo di esposizioni, incontri e alta formazione, dove la sperimentazione artistica si coniuga con la riflessione sul contemporaneo, dando vita a un dialogo profondo tra immagine, conoscenza e visione.

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