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Di Muro Annibale

La composizione riflette sui processi attraverso i quali stereotipi, linguaggi e modelli relazionali vengono interiorizzati fino a essere percepiti come normali, legittimando le diverse forme di violenza correttiva. Elemento centrale è la matita bicolore, oggetto quotidiano legato alla memoria scolastica, simbolo di valutazione e correzione, che diventa metafora di una società pronta a indicare e forzare ciò che deve essere rettificato. Presentata in una comunicazione pubblicitaria che promette una valutazione equa tra uomo e donna, la matita rivela progressivamente un utilizzo sbilanciato nell'esperienza quotidiana. Il consumo della sola estremità rosa non rappresenta una maggiore quantità di errori, ma la traccia di una pratica correttiva continua e reiterata, che si applica in modo selettivo.

Ciò che emerge è un meccanismo che si ripete e si consolida nel tempo. Attraverso il contrasto tra il rassicurante linguaggio pubblicitario e l'evidenza dello squilibrio, l'opera invita a interrogarsi su come pratiche ordinarie e gesti apparentemente innocui, possano contribuire a costruire e normalizzare tale disparità.

Dimensioni:
27 x 37 cm

Tecnica:
Assemblaggio polimaterico MATERIALI: legno, carta, cartoncino, stampa digitale, colori acrilici

Breve curriculum

Classe 1982, vive ed opera tra la Basilicata e Napoli. Incline sin dall'infanzia a realizzare con le proprie mani quanto la sua immaginazione gli suggerisse, persegue la strada della creatività dapprima nella formazione scolastica superiore (Istituto Statale d'Arte di Potenza) ed in seguito in quella universitaria (Facoltà di Architettura di Napoli).
Grazie alla vasta ed eterogenea gamma di discipline con cui entra in contatto, matura ed impara ad espandere un ampio spettro di competenze teoriche e pratiche che, sintetizzandosi criticamente ed emozionalmente in una costante ricerca di dialogo tra concetto, rappresentazione e materia, pervengono ad una poetica abitata da simbolismi, evocazioni, rimandi, ermetismi e processi ironico-ludici. Tale concezione generatrice, pur ricercando la sua virtù nella complessità, si avvale di un linguaggio essenziale, ma intriso di realismo e di genuina sensibilità.

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