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BENNEWITZ BEATE

Fin dalla nascita veniamo condizionati. Dai colori, dal tono di voce di chi interagisce con noi, dai giochi che ci propongono. Da tutti gli stimoli esterni che riceviamo.
Vengono enfatizzati atteggiamenti che sono riconducibili non tanto al carattere della creatura di pochi mesi o anni, ma all’influenza che esercita il mondo che la circonda:
Vivacità estrema, aggressività, prepotenza sono caratteristiche accettate meglio se le dimostra un bambino, non una bambina. Remissività, dolcezza, frivolezza sono caratteristiche tollerate meglio se le dimostra una bambina, non un bambino.

Basta guardare un reparto giochi in qualsiasi supermercato: nel reparto per “maschi” predominano i colori blu, rosso, nero: macchine, apparecchiature varie, supereroi. Nel reparto per “femmine” prevalgono i colori rosa e fucsia: bambole, unicorni, giochi per emulare mamme e fotomodelle. Per non parlare di quando è ora di scegliere l’uovo di Pasqua.
Nasciamo con differenze fisiche che dipendono dal genere. Nasciamo con differenze psichiche che invece non dipendono dal genere, ma dal carattere, dall’indole dell’individuo, e che dovrebbero potersi sviluppare liberamente, crescendo, indipendentemente dal sesso.
Invece, fin dalla nascita, veniamo incanalati, stretti di un “corsetto sociale” che ci suggerisce come è giusto che siamo.
Prima o poi, da adolescenti e poi da adulti, le differenze fisiche generalmente si fanno più marcate, e le differenze psichiche e comportamentali, indotte dall’educazione e dalla nostra vita sociale, si consolidano.
È vero che in molti paesi del mondo tutti e tutte hanno gli stessi diritti ed obblighi, ma assistiamo ancora a maschi che sottomettono e uccidono femmine. Tuttavia insistiamo ad educare i nostri figli e le nostre figlie con gli stessi criteri di sempre.

Abbiamo corpi diversi, ma abbiamo gli stessi cervelli.
Ho interpretato questo tema proponendo le sagome delle teste di due esseri umani contrapposti, da un lato gli stereotipi maschio – femmina, al centro il “corsetto sociale”.

Dall’altro lato, gli stessi profili sono connessi da un arcobaleno che esprime la speranza: se fin dalla nascita apprendessimo che siamo mentalmente uguali, alla pari, forse esisterebbe meno supremazia da parte dei maschi e meno subordinazione da parte delle femmine.

Dimensioni:
65 x 50 x15 cm

Tecnica:
Fondi di cassette della frutta, collage di stoffa.

Breve curriculum

Beate Bennewitz, di origine tedesca, è da più di 40 anni residente in Italia.
Studia architettura all’Università Tecnica di Berlino e al Politecnico di Milano, dove si laurea con la specializzazione in Bio-Edilizia. La sua attività artistica si focalizza sulla sostenibilità ambientale e sul recupero dei materiali.
Le sue opere sono state esposte in Italia e in Germania e presenti in modo permanente in vari spazi pubblici e musei delle Marche e Emilia Romagna e in diverse case private.

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