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Terzo Paradiso

Il Terzo Paradiso, ideato da Michelangelo Pistoletto, indica una nuova fase dell’umanità fondata sull’equilibrio tra il primo paradiso, la natura, e il secondo, costruito dall’intelligenza umana a per mezzo della scienza, la tecnologia, i processi produttivi e l’organizzazione sociale. Un sistema capace di generare progresso e nuove possibilità, ed anche squilibri che richiedono oggi una rinnovata responsabilità collettiva.

Contesteco e Cittadellarte traducono questo principio in un’installazione partecipativa realizzata all’interno di un centro commerciale che interpreta il segno trinamico del Maestro tramite l’utilizzo di lenzuola progressivamente colmate da abiti usati, conferiti dai visitatori che, partecipando attivamente, entrano nel processo creativo dell’opera e ne diventano parte attiva.

Un intreccio nel quale, in senso metaforico, si evoca il rapporto tra produzione, distribuzione e consumo quotidiano attraverso le scelte legate all’abbigliamento, che appartengono ad una stessa rete di relazioni. Gli indumenti raccolti non sono banali oggetti, bensì materia simbolica del modo in cui costruiamo identità e appartenenze. I capi che indossiamo raccontano il tempo e le persone, ci definiscono.

La moda, nella sua dimensione creativa e culturale, offre l'occasione per riflettere su come desideri, abitudini e modelli di consumo orientino le nostre scelte, fino ad influenzare il modo stesso in cui percepiamo noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda. 
Ogni abito conserva l'impronta di una presenza umana, testimonia il legame tra la materia e l’esistenza vissuta. Le pieghe, i segni dell'uso depositati nelle fibre raccontano una storia che non appartiene solo a chi lo ha indossato, ma alla trama di relazioni alla quale quell'oggetto ha preso parte. Riusarlo significa riconoscere il valore delle esperienze ed offrirgli la possibilità di entrare in una nuova storia.
L’installazione invita a riflettere sul rapporto tra libertà e consapevolezza, a considerare gli effetti dalle nostre scelte quotidiane sulla dimensione sociale e culturale, poiché ogni atto influenza i sistemi economici, incide sugli equilibri ambientali e sulle risorse naturali in quanto si inserisce in un sistema più ampio e interconnesso. 

La collocazione dell’opera contribuisce al suo significato, richiama simbolicamente il ciclo che collega approvvigionamento, utilizzo, cura, riuso e trasformazione. Evidenzia come il valore delle cose non si esaurisce nell’acquisto e continua nel mondo in cui scegliamo di utilizzarle, conservarle, rigenerarle. Lo stesso principio si estende alla società, che si rigenera grazie alla cura e alla responsabilità condivisa di persone, imprese, istituzioni e comunità quando riconoscono di appartenere ad un medesimo processo.
L’arte crea la cornice entro cui le diverse attività umane possono riconoscersi parte di un unico sistema relazionale. Agisce come spazio generativo nel quale dall’incontro tra soggetti diversi prende forma una realtà nuova, come espresso nella formula della creazione “1 + 1 = 3”, elaborata da Michelangelo Pistoletto e fondamento della Demopraxia. Nella visione della Demopraxia, la realtà non è il risultato della semplice somma di soggetti distinti, ma nasce dal valore generato dal loro incontro.

L’idea di essere individui separati è una delle grandi finzioni della società moderna, non esistiamo come entità disgiunte. La sfida è prendere coscienza di questa interdipendenza e trasformarla in responsabilità condivisa, riattivando le connessioni già esistenti tra persone, attività ed istituzioni. È in questo spazio di connessione che il Terzo Paradiso trova la propria concreta possibilità di esistenza.

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