Nel film Persepolis la fumettista e regista Marjane Satrapi rifiuta la visione della donna come vittima passiva del mondo circostante regalandoci uno spaccato sfaccettato di donne forti, emancipate, ironiche e padrone delle proprie idee. E mentre ad est, più precisamente nell'Iran degli anni '70 e gli anni '80, la regista ci mostra il passaggio da una dittatura monarchica (filo-occidentale) a una dittatura teocratica (estremista islamica), vista attraverso gli occhi di una bambina che cresce, lo scopo del nostro progetto fotografico è raccontare la quotidianità silenziosa delle donne di Roma est.
Secondo la filosofa Judith Butler, i ruoli sociali e il patriarcato si reggono su una "performance" ripetuta ogni giorno, un copione che viene costantemente riprodotto. Questo progetto fotografico documenta cosa succede quando le donne decidono di smantellare quel copione, non attraverso atti clamorosi, ma attraverso la solida e radicata indipendenza delle loro azioni consuete.
Storie normali, storie di tutti i giorni dal quadrante storicamente più denso, stratificato e complesso della capitale: un luogo nel quale si mescolano le vecchie borgate storiche, processi di gentrificazione e la più alta concentrazione multiculturale della città.
Nessuna di queste fotografie, presa singolarmente, pretende di avere la forza di cambiare il mondo. Ma affiancate l'una all'altra, queste storie di ordinaria indipendenza smettono di essere voci isolate e diventano un coro. Tracciano una pedagogia silenziosa, dimostrando che la via per disinnescare la violenza di genere non passa per l'attesa di un salvatore, ma per la somma di innumerevoli, normalissime, rivoluzioni quotidiane. Come quella di Sultana, che 20 anni fa ha aperto la prima bottega di abiti femminili della zona di Torpignattara, o la libreria Marini, libreria indipendente fondata e gestita da donne nel cuore del Pigneto, o come l'associazione Asinitas, che insegna l'italiano a donne di tutte le religioni. La lingua come mezzo di emancipazione ed integrazione che rompe le barriere e cambia le nuove generazioni, così come l'arte e l'impegno sociale, che vede impegnata l'istruttrice Nadia nell'insegnamento del mosaico al centro diurno del profondo Est di torre Maura.
Ci sono storie silenziose, piccole azioni che non fanno rumore, ma che lette nel loro insieme smantellano i vecchi paradigmi e definiscono la mappa
Mauro: Sultana, prima negoziante donna del quartiere Torpignattara
Max: Centro Asinitas, scuola di Italiano per donne straniere
Vito: Sultana, prima negoziante donna del quartiere Torpignattara
Giorgia: Centro Asinitas, scuola di Italiano per donne straniere
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Tecnica:
Eseguito dai ragazzi del nostro laboratorio di fotografia
Breve curriculum
Il Centro Diurno "La Fabbrica dei Sogni" della UOC Salute Mentale del Municipio VI Asl Roma 2, si impegna a promuovere l'inclusione sociale e lavorativa di persone con sofferenza mentale medio-grave. Adotta un approccio Recovery - Oriented, che sostiene il mantenimento e lo sviluppo delle autonomie, delle relazioni interpersonali, sociali e lavorative, rispettando le caratteristiche e le attitudini di ciascuno.