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Billo Livio

Una donna è distesa su un tappeto, in apparenza rilassata e tranquilla. Forse, viene da un incontro amoroso o sta per averne uno, come la sua quasi integrale nudità suggerisce. Ma essa è anche, con una metafora pugilistica, messa “al tappeto”: perché – spiega Lacan – nella donna l’esercizio della sessualità è inscindibile dalla richiesta d’amore; mentre nell’uomo prevale l’urgenza, se non la brutalità, del possesso fisico e del dominio. Sicché, maschio e femmina non stanno alla pari: hanno rapporti di forza diversi – come tra pesi massimi e pesi piuma – per cui l’esito dell’incontro appare scontato in partenza. E, per la donna, perdente, se non addirittura mortale – come purtroppo certifica la drammatica conta quotidiana di violenze, stupri e femminicidi.

A meno che non riesca, in qualche modo, a compiersi quella specie di “miracolo” compensativo della disimmetria fondamentale tra i sessi, ovvero lo sbocciare dell’amore. Solo l’amore, infatti, nell’essere corrisposto e accettato dall’altro in quanto radicalmente “altro” – e viceversa – fa sì che l’amante sia anche l’amato, permettendo così l’instaurarsi e il permanere d’un rapporto di rispetto e parità di genere fra i soggetti, a prescindere da quei pregiudizi mentali ed etico-sociali che li hanno codificati ed imposti nel tempo e che, a tutt’oggi, stentano ad essere cancellati. 

Dimensioni:
54 × 79 cm

Tecnica:
Tecnica mista (olio e acrilico) su carta intelata

Breve curriculum

Veronese di nascita (1952), Livio Billo risiede vicino a Padova, nel cui ateneo  si è laureato in Lettere moderne e perfezionato poi in Storia dell’Arte, disciplina che ha per lungo tempo insegnato negli ordinamenti secondari ed universitari.  Pittore autodidatta, formatosi sui modelli di simbolismo, espressionismo e avanguardie non aniconiche, la sua attività espositiva ha vissuto una fase di intensa rinascita negli ultimi anni, essendosi convinto che la pittura da cavalletto non sia affatto una “lingua morta”, ma ancor viva e parlante. Così, le sue opere, che  tendono a evadere dal mero dato oggettivo per trasmettere suggestioni emozionali interiorizzate, da una parte analizzano criticamente i temi della postmodernità e il complesso rapporto in essa esistente tra uomo e società; dall’altra, si concentrano su natura e ambiente, con un interesse particolare per le montagne e le scene urbane, interpretando le une come simbolo d’elevazione e sublimazione spirituale, le altre come luogo di fragilità e “deriva” della condizione attuale. La critica lo definisce, perciò, un artista figurativo capace di raccordare il portato della tradizione alle istanze della contemporaneità.
Ha partecipato, nel tempo, a numerose rassegne artistiche di rilievo, ultime delle quali: “Visioni urbane e industriali”, al Premio Mestre di Pittura, 2017; “Tra il Sacro e la Terra”, al MUDI di Rodello d’Alba, 2017 e al Museo Diocesano di Asti, 2019; “Gerda Taro – Arte, Guerra e Ribellione”, al MOA di Eboli, 2019; “Natura e paesaggio: sublime bellezza”, al Polo Museale di Tiriolo Antica (CZ), 2022; “Contest Foreste”, al MUDIS di S. Stefano di Camastra (ME), 2022; “Prima Materia 0.1/0.2”, Festival di arti dedicato a mitologia e contemporaneità, a P.zzo Sforza Cesarini di Genzano, 2024/2026; nonché le mostre personali “Restituzioni urbane e di natura”, allo Spazio Biosfera di Padova, 2018 e a Villa Concina di Dolo, quale Vincitore assoluto del 23° Concorso d’Arte “L. Tito”, 2019.

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